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03/07/2013

LA NUOVA OBBLIGAZIONE OBBLIGATORIA

Come per molti versi prevedibile e come fortemente auspicato (anche da noi, v. petizione iperlink), è stata reintrodotta la cd “mediazione obbligatoria”.

Il D.L. 69/2013 (cd. “decreto fare”), all'art. 84 ("misure in materia di mediazione civile e commerciale"), ripristina uno degli aspetti fondamentali della politica deflattiva dell’enorme contenzioso civile pendente, che sembra animare l’attuale Governo, salvi ripensamenti in sede di conversione in legge.

L’art. 5 del D. Lgs. 28/2010, già dichiarato incostituzionale nel novembre scorso (vedi iperlink), è stato, quindi, interamente ripristinato, insieme con le misure accessorie riguardanti la proposta del mediatore, le conseguenze della mancata adesione, le sanzioni processuali relative al regime delle spese. Vi sono, però, alcuni aspetti di novità sostanziale, di seguito riassunti:

1. Tra le materie per cui l’istanza di mediazione rappresenta condizione di responsabilità non compare più la responsabilità per danno derivante da circolazione dei veicoli: è stata perciò escluso un tipo di cause in cui, per colpa delle grandi assenti, ossia le compagnie assicuratrici, la mediazione aveva dato scarsa prova di funzionalità. Secondo altri commenti, l’esclusione potrebbe rappresentare un contentino anche a quelle categorie che fanno degli incidenti stradali la principale fonte di attività (interi settori dell’avvocatura, agenzie infortunistiche, Giudici di Pace).

2. Sempre che si tratti di diritti disponibili, il Giudice ora può ordinare alle parti di tentare la via della mediazione, indicando, tra l’altro, anche l’organismo designato; mentre la precedente versione della norma prevedeva un più blando “invito” alle parti.

3. Sostanziale gratuità della procedura per i soggetti che avrebbero diritto, in giudizio, al patrocinio gratuito a spese dello Stato.

4. Previsione di un incontro preliminare, informativo e programmatico, in cui parti e mediatore vagliano se vi sia possibilità di procedere con la mediazione. In tal modo, la vera obbligatorietà non riguarderà più la partecipazione alla mediazione, ma solo all’incontro preliminare. Questo diverrà un passaggio chiave della procedura, caratterizzato dalla fondamentale presa di contatto tra mediatore e parti, con conseguente valorizzazione delle capacità di generare empatia, fiducia, senso di imparzialità, autorevolezza, professionalità, al fine di procedere con la mediazione vera e propria.

5. Abbattimento dei costi (altro apparente ostacolo costituzionale, secondo il parere dei detrattori), con riguardo al predetto incontro preliminare. In particolare, l’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del procedimento, in caso di fallimento del primo incontro, sarà di 80 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 120 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 200 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; di 250 euro, per le liti di valore superiore.

6. Il termine massimo di durata della mediazione è ridotto da quattro a tre mesi, cosa che nella pratica, peraltro, riusciva quasi sempre.

7. Per avere efficacia di titolo esecutivo, il verbale di mediazione e il relativo accordo devono essere sottoscritti anche dagli avvocati, assistenti delle parti in mediazione: di qui, la fondamentale importanza che la parte sia assistita da avvocato, in difetto di che l’accordo raggiunto non potrà ottenere l’omologa giudiziale. Tuttavia, l’osservazione del fatto che, statistiche del Ministero della Giustizia alla mano, la grande maggioranza delle parti in mediazione sono già assistite da avvocati rende quasi impercettibile la novità.

8. Gli avvocati sono riconosciuti mediatori di diritto. La relazione accompagnatoria al decreto spiega che questa norma è nata per valorizzare “la competenza professionale degli avvocati, anche in chiave di composizione stragiudiziale degli interessi, propria degli avvocati”. Naturalmente, gli avvocati che non si sono occupati di mediazione finora (cioè non sono diventati almeno “mediatori abilitati”) non conoscono nulla della “composizione stragiudiziale degli interessi”. In ogni caso, gli operatori più interessati alla materia non si spaventino: per esercitare da mediatore, occorre essere iscritto a uno o più Organismi, i quali avranno tutto l’interesse a selezionare il proprio ‘ruolo’, sulla base di curriculum, abilitazioni e certificazioni, non meno di quanto accadeva con la precedente normativa. Per gli avvocati non varrà, quindi, il celebre “todos caballeros”.

Alessandro Martini, avvocato e mediatore